venerdì 15 ottobre 2010

Petizione Giovane Italia, Sel: “Le firme a Berlusconi”


Il partito del Governatore Vendola contro i militanti del Pdl: “Gli aumenti risalgono al 2004″.



“Ormai è sotto gli occhi di tutti, che l’attuale partito di maggioranza dell’assise comunale, proceda solo per conferenze stampa e manifesti propagandistici. La cosa che ci rammarica, è che lo stesso modo di fare politica, sia utilizzato dei giovani del medesimo partito”.

È il commento dei giovani militanti del partito Sinistra Ecologia e Libertà dopo i gli omologhi del Pdl hanno lanciato la raccolta firme per la riduzione dei prezzi dei biglietti del trasporto ferroviario. “Accogliamo con molto piacere l’invito fatto a tutte le forze politiche di sostenere questa iniziativa, ma sinceramente ci sentiamo di rispedire l’invito al mittente per le motivazioni che andremo a esporre” osservano i militanti del partito del governatore della Regione Puglia Nichi Vendola. “È giusto ricordare che l’ultimo adeguamento delle tariffe, è stato determinato nel luglio 2004 e deliberato dalla Giunta regionale con atto n. 1987/2004″ affermano ancora e poi si chiedono: “Perché nel 2004 gli amici della Giovane Italia non hanno chiesto che di questo incremento se ne facesse carico la Regione Puglia?”.

Secondo i militanti di Sel, le responsabilità degli incrementi dei prezzi dei titoli di viaggio non sarebbero da imputare alla politica del governo regionale perchè “con la delibera del 6 Agosto 2010, si è proceduto all’ adeguamento della base tariffaria dei titoli di viaggio di traposto pubblico regioanle locale in ottemperanza dell’art. 26 della legge regionale 18/2002 ( e di certo non governava Vendola)”.

Fondi nazionali – “La giunta regionale – affermano ancora i giovani di Sinistra Ecologia e libertà – ha fatto di tutto per poter far gravare quest’incremento nel bilancio regionale, ma grazie alla vostra maggioranza leghista di Governo, questo non è stato possibile a causa del taglio dei fondi alle Regioni”.

Diritto allo studio - “L’aumento si inserisce in un contesto molto difficile per il diritto allo studio pugliese, che vedrà nei prossimi mesi, a seguito dei tagli operati dal governo nazionale al Fondo Integrativo per il Diritto allo Studio (-60%), una consistente riduzione delle borse di studio per gli studenti universitari. Ciò si aggiunge agli aumenti delle tasse deliberati dagli atenei pugliesi e alla riduzione dei servizi per gli studenti” affermano ancora. Sorge spontaneo chiedere agli amici della Giovane Italia: poiché la maggior parte di voi sono studenti, siete al corrente di tutto questo, oppure apparite sulla stampa dicendo solo quello che vi fa comodo? Dov’eravate quando noi scioperavamo, accanto agli studenti, per i tagli della riforma Gelmini? Cosa ne pensate della riforma Gelmini?”.

Proposta – Dal partito del Governatore, chiamano in causa anche la carta giovani, la cui delibera di indirizzo è stata approvata in consiglio comunale. “Se davvero questa carta (che assomiglia alla social card di qualche tempo fa, mai entrata in funzione) risolve i problemi di tutti gli studenti, che senso ha lanciare una simile petizione?” si chiedono lanciando poi la proposta: “Perché non indirizzare questa petizione al vostro caro amato premier e al ministro Tremonti? Perché non chiedere all’onorevole Fucci (che pur essendo un terrone sta avallando la politica leghista e discriminatoria del governo centrale) di farci da tramite per consegnare la petizione direttamente agli interessati?”.

© Il Domani Andriese - 2009

giovedì 23 settembre 2010

Nel mosaico della politica SEL guardi al disegno e non alle tessere


Tom Benetollo amava ripetere che “arrendersi al presente è il peggior modo di costruire il futuro”.

Noi a questo presente non intendiamo arrenderci.

Non ci vogliamo arrendere ad un’idea di politica come arena della casta, centrata su ambizioni ed interessi personali, di potere finalizzato a produrre altro potere, che sempre meno assolve a funzione di “servizio” e sempre più, semmai, a quello di “sevizietto”.

Vogliamo partecipare alla costruzione di un futuro di equità, giustizia e benessere. Cercare di coniugare due esigenze che in questo momento ci sembrano prioritarie: la prima è ritrovare, come dice Nichi Vendola, le parole della sinistra; la seconda è costruire su di esse una nuova comunità condivisa.

Siamo fermamente convinti che la nascita di Sinistra Ecologia e Libertà e la figura di Nichi Vendola possano fornire nuove idee e nuove soluzioni a questo progetto e al Paese, e siamo altresì convinti che il congresso che ci apprestiamo a svolgere possa essere una buona occasione per cominciare a metterle in pratica.

Ma occorre fare uno scatto culturale, comprendere come oggi alcune “parole” siano propedeutiche rispetto ad altre.

Oggi in una società della comunicazione, con i suoi modi ed i suoi tempi, anziché ricercare una grande ideologia escatologica che contenga in sé ogni risposta, abbiamo bisogno di ridefinire un pensiero “caratterizzante” ed “indicativo”, pochi punti fermi ma chiari, che identifichino subito la proposta politica che si vuol rappresentare, da cui far discendere “coerentemente” le scelte che di volta in volta si pongono.

Ricusate le sabbie mobili della cattiva politica abbiamo bisogno di terreno buono per i mattoni solidi della costruzione di una nuova comunità.

Purtroppo l’ egemonia culturale e politica raggiunta negli ultimi decenni da una destra reazionaria e delinquenziale e l’incapacità di un centrosinistra, subalterno culturalmente, di fornire un’alternativa hanno imposto un modello sociale dominato dalla legge del più forte, in cui libertà è sinonimo di mancanza di regole.

Questa degenerazione è ancora più evidente se più volte ci siamo dovuti ricredere di fronte a fatti di cronaca che hanno mostrato come essere etici ed essere di sinistra non per tutti significa una cosa sola e non per tutti significa la stessa cosa.

Sappiamo come spesso questi elementi di corruzione non siano ascrivibili alle volontà di un quadro dirigente nazionale, né tanto meno ad una prassi consolidata, ma anche e soprattutto dalla presenza di una struttura “leggera”, che diversi partiti hanno assunto.

Le ragioni che hanno portato a questa “leggerezza” sono diverse ma i rischi a cui tali soggetti sono esposti possono essere i medesimi: si può essere “leggero” perché si è un partito di plastica come il PDL, uno paralizzato in mille correnti come il PD, o perchè non presenti in parlamento e quindi ancora non dotati di una struttura nazionale forte.

In ogni caso, se non vengono prese le opportune controindicazioni, vi può essere il rischio di approdare, a quello che Walter Tocci definisce, il modello “di partito in franchising”: un soggetto tenuto insieme da un simbolo ed un leader nazionale televisivo, ma costituito a livello territoriale da notabili la cui amministrazione è sottesa unicamente al consolidamento del proprio peso elettorale (talmente privato da poter essere travasato tout court in altre formazioni qualora non trovino disponibilità nell’attuale).

Al leader nazionale il voto d’opinione, ai notabili quello di scambio senza che i due ambiti possano interferire l’uno con l’altro, e non per connivenza o per scarsa autorevolezza dei primi sui secondi, ma semplicemente perché alla “leggerezza” del livello nazionale corrisponde il “peso” di quello territoriale.

Ciò è facilitato anche dalla legge elettorale tuttora in vigore che oltre a depredare i cittadini del loro diritto costituzionale di scegliere i propri rappresentanti, è doppiamente deleteria perché produce una classe dirigente “nominata” e quindi assolutamente priva di peso politico sul territorio e nel partito.

Le conseguenze nefaste di un simile processo per la vita democratica di un partito sono evidenti: gli elettori in questione sono più clienti che cittadini o militanti.

Essi non sono interessati ai programmi e alla vita del partito, sono estremamente volubili appena viene meno il rapporto do ut des.

Il mantenimento di questo potere è pertanto legato al mantenimento di “status” da conseguire con provvedimenti ad hoc e campagne elettorali sempre più dispendiose.

I comitati elettorali diventano strutture “non fisiche” ma permanenti ed in fase congressuale si trasformano in correnti organizzate che attraverso il tesseramento cercano di orientare gli organismi dirigenti locali per ottenere gruppi favorevoli.

In questo modo non si crea e non si nutre una classe dirigente capace di vincere le elezioni e di fare scelte di governance locale e nazionale ma si creano piuttosto apparati capaci di spartirsi la torta quando in maggioranza oppure capaci solo di fare “apposizione” di governo piuttosto che opposizione, quando in minoranza.

Occorre riscoprire la passione e l’attitudine alla ricerca del consenso e non coltivare recinti “protetti”.

Perché aderire a qualcosa in cui non si conta? Perché perdere tempo in luoghi dove non si realizza?

Non è sufficiente presentare i problemi con un nuovo linguaggio, più emozionante di quanto lo sia stato in passato, se alla soluzione di quei problemi non partecipano coloro che li sentono quotidianamente sulla propria pelle.

Occorre far percepire alle persone l’intenzione di avviare un processo di cambiamento partecipato, un protagonismo diffuso per la riappropriazione in termini collettivi del proprio futuro.

Non è un problema minore né attinente solo alla vita democratica di un partito ma alla “serietà” con cui viene percepita la sua proposta. Tale coerenza sarà determinata dalla minore o maggiore distanza tra ciò che si è e ciò che si vuol costruire.

Pensiamo al bilancio partecipato, la battaglia per i diritti e contro l’esclusione sociale, ai beni comuni, tutti temi che non saranno percepiti come uno slogan retorico se la forza che si batte per essi avrà dimostrato di aver già introiettato in sé i principi che sottendono a questi.

Con questo spirito ad esempio Sinistra Ecologia e Libertà deve volgersi alla sfida delle primarie, non come competizione per l’affermazione di una leadership o come uno strumento di consenso, ma come grande occasione per scardinare l’immobilismo politico che ormai caratterizza il quadro politico soprattutto nel centro sinistra. La gente vuole partecipare alle scelte, non essere solo spettatore di ciò che accade.

Occorre inserire in questo passaggio idee, proposte e nuove prassi che contribuiscano a forzare le ormai croniche ostilità di un gruppo dirigente che è minoranza nella produzione culturale e politica ancora prima che elettorale.

Sinistra Ecologia e Libertà è invece una forza giovane che può attrarre giovani forze.

Non possiamo lasciare la bandiera dell’equità e della trasparenza a formazioni come l’IDV o la lista Grillo cha uniscono a giuste istanze di rinnovamento richieste dai cittadini anche un sentimento di antipolitica . Serpenti che si divorano dalla coda, utile ad aggregare malcontento, ma non a governare un paese.

Le nuove tecnologie che oggi abbiamo a disposizione posso fornire un valido contributo: rendere disponibile sulla rete, le proprie proposte con la possibilità di modificarle dal basso, il proprio bilancio interno, il comportamento di voto dei propri eletti, i costi delle campagne elettorali, contribuire a scrivere collettivamente i programmi di governo, costituiscono per una forza politica l’opportunità di aprire un nuovo corso.

Occorre però vigilare che dietro nuove forme di adesioni non si annidino vecchie pratiche politiche. Occorre combattere quella “mentalità berlusconiana che rischia di attecchire anche a sinistra” come dice Nichi Vendola.

Una testa un voto. Perché del voto e dell’iscrizione ci interessa la testa.

Chiediamo quindi ai compagni che condividono questo documento di sottoscriverlo, di emendarlo, di presentarlo ai propri congressi di circolo e di utilizzarlo per odg ed in ogni altra occasione di discussione, perché per quante regole, norme e metodi ci si possa dare ciò che fa la differenza è una nuova coscienza etica condivisa.

Ileana Itinera Izzillo – Andrea Valeri


http://www.sinistraeliberta.eu/articoli/nel-mosaico-della-politica-sel-guardi-al-disegno-e-non-alle-tessere

martedì 14 settembre 2010

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venerdì 27 agosto 2010

Focus giovani del Domani Andriese – Grandi opere: cosa servirebbe alla città? Segui il nostro intervento


Nota del direttore – Continua lo spazio dedicato alle sezioni giovanili dei partiti andriesi (quelli che siamo riusciti a censire). Ogni giorno, per dieci giorni, verrà pubblicato un articolo su un tema di attualità su cui abbiamo raccolto i vari interventi, nella speranza di alimentare il dibattito cittadino su tematiche di interesse generale. Oggi proseguiamo con il tema delle grandi opere.

Andria Cinque Stelle - Alla città non servono grandi opere, servono invece grandi idee. Serve affetto e cura per il proprio territorio. Da quanti anni si parla della risistemazione del tratto ferroviario che passa per la nostra città? Da quanti anni invece le strade centrali vengono periodicamente asfaltate a scopi elettorali mentre dobbiamo vedere il dissesto nella parte più vecchia della nostra città o vere e proprie opere d’arte della nostra storia completamente svergognate dalle pesanti cattedrali nel deserto che ci stiamo abituando sempre più a costruire (meglio se foraggiate con i soldi pubblici)? Alla nostra città, servono piccole opere, ogni giorno. Un esempio: Internet Gratuito su tutta la città per gli andriesi.

Coordinamento delle giovanili della Federazione della Sinistra - Più che grandi opere, la nostra città avrebbe bisogno di una manutenzione generale. Molte strade hanno bisogno di un rifacimento dell’ asfalto perché piene di buche, dislivelli, dossi e cunette. Altri storici problemi della nostra città, sono quelli relativi alla Villa comunale e alla ferrovie Bari-Nord che attraversa la città tagliandola in due e creando notevoli disagi alla circolazione. Per quanto riguarda la Villa comunale ci auguriamo che alla fine dei lavori, possa restare aperta a tutte le ore, pensando magari ad una recinzione che impedisca l’ ingresso a motocicli o addirittura auto, senza impedirlo a pedoni e ciclisti.

Giovani Andria 3 – Premesso che le grandi opere vanno viste in chiave strategica, e che servono a mettere in moto l’economia o a svilupparla, e considerato l’interramento delle ferrovie del nord-barese come opera già acquisita, proponiamo uno studio volto a riqualificare l’intero centro commerciale e storico della città, unendoli nel segno di una maggiore pedonalizzazione (comprese le piste ciclabili) al fine di permettere alla cittadinanza di riappropriarsi del proprio territorio (marciapiedi, strade) ormai proprietà degli automobilisti, anche alla luce degli incoraggianti segnali dati dagli andriesi dopo la parziale pedonalizzazione di viale Crispi.

Giovane Italia – Il lavoro disorganico e poco lungimirante delle passate amministrazioni ha limitato fortemente la nostra città nel campo delle opere pubbliche. E’ necessaria la realizzazione di spazi ludico – sportivi; di un contenitore teatrale e culturale degno di una città capoluogo di provincia; la realizzazione di un’ area mercatale polifunzionale e tecnologica. Non da meno auspichiamo l’ impegno fattivo affinchè si realizzi l’ interramenro della rete ferroviaria con il conseguente superamento delle barriere dovute ai passaggi a livello.

Giovani Democratici - È inutile dire che Andria ha bisogno di un sottopassaggio ferroviario,di una nuova zona mercatale, di riqualificare particolari quartieri (san Valentino-Camaggio)ma anche il centro storico sinonimo di vita e culturale andriese;per troppi anni è rimasto dimenticato. Sarebbe necessario rivitalizzarlo anche attraverso una politica basato sull’ esenzione fiscale(anche minima) per gli esercenti che intendono avviare attività commerciali, per gestori di ristoratori, bar, pizzerie; favorire l’insediamento di strutture pubbliche come asili, scuole, centri culturali, poste e banche permettendo di rivivere il centro storico; tutto questo a dei costi bassissimi rispetto alla realizzazione delle altre opere.

Giovani Idv – Cominciare dalle piccole opere necessarie sarebbe già una grande opera. Si potrebbe partire dalla creazione di due o più aree mercatali (anche in zone periferiche),di cui tanto si è parlato nell’ultimo periodo; un’altra delle questioni”senza-fine” di Andria è la valorizzazione del centro storico, ad esempio riqualificando e restaurando gli antichi edifici e le chiese e magari cercando di “spostare” il centro di ritrovo giovanile nel centro storico con l’apertura di attività e locali, prendendo esempio dalle città limitrofe della nostra stessa provincia come Trani e Barletta.

Giovani Sinistra Ecologia e Libertà – Le grandi opere che Andria aspettava da anni sono state approvate e finanziate dalla Regione Puglia: ricordiamo il Pirp zona Monticelli e San Valentino, interramento del tratto ferroviario Bari-Nord, riqualificazione dell’ex macello rientrante nel programma Vision 2020. In attesa dell’avvio dei lavori, l’unica grande opera che la cittadinanza merita, sintomatica di una svolta “democratica”, sarebbe la realizzazione di una rete wireless con accesso libero e gratuito al web.

L’Alternativa Giovane - Programmazione organica delle opere che eventualmente si vogliono realizzare e soprattutto avere le idee ben chiare su come si vuole rendere migliore la città intera. Preferiamo “le opere grandi”, le quali non necessitano prioritariamente di cemento, ma una predisposizione all’innovazione e sperimentazione di nuovi modelli. La nostra idea di grande opera è dare vita ad una cittadella dei (e per) i giovani, costituita da strutture e immobili “compatibili” con l’ambiente e dotata di adeguate misure architettoniche per i disabili, in cui spicchino i servizi resi e le possibilità di crescita. Internet cafè con postazioni telematiche wi-fi, impianti sportivi h24 a costi accessibili.

© Il Domani Andriese - 2009

Focus giovani del Domani Andriese – Disagio sociale: come vincerlo? Segui il nostro intervento


Nota del direttore – Continua lo spazio dedicato alle sezioni giovanili dei partiti andriesi (quelli che siamo riusciti a censire). Ogni giorno, per dieci giorni, verrà pubblicato un articolo su un tema di attualità su cui abbiamo raccolto i vari interventi, nella speranza di alimentare il dibattito cittadino su tematiche di interesse generale. Oggi concludiamo con il tema del disagio sociale.

Andria Cinque Stelle - Il nostro disagio è la droga, la criminalità, la povertà, la disoccupazione, la miseria, la mancata istruzione. Le piaghe della nostra terra non potranno essere curate se non con una nuova consapevolezza di quanto abbiamo, di quanto rischiamo di perdere e di quanto invece possiamo ottenere. Ci sono esperienze di buoni samaritani che, sacerdoti o laici, riescono a fare più di quanto sarebbe nelle loro possibilità. Aiutiamoli, non solo con un contributo monetario, ma anche con il nostro tempo, con la nostra passione. A questo andrebbe sommato poi il compito principale di una classe politica che si definisce davvero “eletta”: far partire nella nostra città una prima e vera rivoluzione culturale. Solo in questo modo potremmo combattere il disagio in maniera sistemica e non con le attuali inutili cure palliative.

Coordinamento delle giovanili della Federazione della Sinistra (Pdci-Rc) - L’ amministrazione comunale deve innanzitutto farsi carico delle situazioni più disperate presenti in città, acuite negli ultimi due anni, dalla crisi economica. Se, infatti fino a questo momento il conflitto sociale non è esploso in tutta la sua drammaticità, è grazie all’ opera di volontariato, in particolare del centro di accoglienza Santa Maria Goretti (meglio noto come Caritas) che si fa carico sempre più spesso dei problemi sociali di competenza della istituzione comunale. Ovviamente non è compito delle istituzioni religiose o delle associazioni di volontariato occuparsi di tali problemi, e che rischiano di ingigantirsi fino al punto di esplodere nel conflitto sociale, cosa che va assolutamente evitata.

Giovani Andria 3 – Ci sono tanti tipi di disagio. Dai giovani che si trovano a vivere una realtà lontana da quella immaginata a chi per motivi economici si trova a vivere ai margini della comunità. Le cause non vanno ricercate solo nella crisi delle agenzie educative storicamente responsabili della socializzazione dell’individuo (famiglia, scuola, parrocchia), ma soprattutto nella scarsa propensione dei governanti a comprendere le mutate modalità con la quale i nostri concittadini vivono il proprio rapporto con la quotidianità. Il cambiamento sociale di Andria ha bisogno di essere analizzato, prima di poter immaginare soluzioni che realizzino un modello sociale alternativo a quello esistente (se ce n’è ancora uno).

Giovane Italia – Il disagio sociale è frequentemente il frutto di lontananza e assenza delle istituzioni. Sovente una politica assistenzialistica non è la soluzione migliore a tali problemi, anche se in momenti di crisi economica e sociale l’aiuto degli enti pubblici è a dir poco fondamentale. Uno dei provvedimenti più significativi è certamente il ddl Meloni che prevede la nascita di centri di aggregazione nei punti periferici della città. Va tuttavia rivolto un pensiero ad anziani e diversamente abili. Sono uomini e pretendiamo per loro la miglior coadiuvazione possibile da parte della cosa pubblica, troppo spesso impegnata a sperperare inutilmente fondi potenzialmente utilissimi.

Giovani Democratici - È compito di una buona amministrazione porsi al servizio della persona, individuandone i bisogni e provvedere a soddisfarli . È necessario rilanciare un progetto di solidariètà capace di superare l’idea di Stato sociali residuale – marginale solo per pochi;è necessario sostenere la famiglia come luogo di relazioni educative imprescindibili, centro di attenzione; è necessario il rafforzamento della domiciliarità – assistenzialità per le famiglie, per gli anziani e per i disabili, anche dal punto di vista economico. Una particolare attenzione la meritano gli immigrati presenti nella nostra città, fonte di notevole risorsa (ci ricordiamo di loro solo quando ci fa comodo) il volontariato nella nostra città nei loro confronti è molto sentito, ricordiamo la casa accoglienza “Santa Maria Goretti”, l’associazione Migrantes, la cooperativa Liberi. Il nostro auspicio è che anche nella nostra città venga istituito “l’albergo diffuso” utilizzando beni confiscati alla mafia.

Giovani Idv – Il disagio sociale purtroppo è un fenomeno diffuso non solo in città come Andria, ma su tutto il territorio nazionale. Sicuramente un punto da cui partire potrebbe essere l’integrazione tra le varie culture diffusesi ad Andria nell’ultimo decennio; magari oltre a sovvenzionamenti ad associazioni, e agevolazioni per famiglie povere e monoreditto, in crescita nell’ultimo periodo.

Giovani Sinistra Ecologia e Libertà – Più che vincere, fronteggiare il disagio sociale è possibile solo col superamento della logica assistenzialistica con una visione improntata all’autodeterminazione, favorendone l’autonomia personale e sociale. Non risulta più sufficiente la mera erogazione di prestazioni non finalizzate alla partecipazione attiva del soggetto, relegandolo in un ruolo passivo, nel proprio processo di cambiamento e risoluzione delle problematiche. Auspichiamo che tutti gli interventi siano realizzati in un’ottica di rete tra i vari attori sociali presenti sul territorio, partendo dalla riconsiderazione di principi quali la trasparenza nei bandi pubblici, la laicità nella gestione dei servizi poiché crediamo che lo Stato debba tornare ad occuparsi in prima linea dei propri cittadini, in collaborazione con il terzo settore, non di certo derogando al volontariato le responsabilità proprie di uno Stato sociale.

Alternativa Giovane – Formazione ed educazione all’etica, cittadinanza attiva e alla legalità: riteniamo tali interventi fondamentali per prevenire e curare il disagio e il malessere della città; gli stessi possono mostrare ai giovani un’alternativa comportamentale e reale. Per crescere in armonia una persona ha bisogno di ascolto e di educazione affettiva, poiché comportamenti devianti, razzismo, atti vandalici, bullismo, reati contro l’ambiente, oltre a rappresentare atti immorali, sono espressione di un basso indice percettivo di legalità e di disaffezione alla città della quale non ci si sente parte. Centro per le pari opportunità, assessorato alla cittadinanza attiva.

© Il Domani Andriese - 2009

mercoledì 25 agosto 2010

Focus giovani del Domani Andriese – Provincia: opportunità per il territorio? Segui il nostro intervento


Nota del direttore – Continua lo spazio dedicato alle sezioni giovanili dei partiti andriesi (quelli che siamo riusciti a censire). Ogni giorno, per dieci giorni, verrà pubblicato un articolo su un tema di attualità su cui abbiamo raccolto i vari interventi, nella speranza di alimentare il dibattito cittadino su tematiche di interesse generale. Oggi proseguiamo con il tema della Provincia.

Andria Cinque Stelle - Eminenti studi dimostrano che il bilancio pubblico nazionale ha vissuto il suo più importante e profondo periodo di deficit, non ancora recuperato, da quando sono state approvate le province, non previste dalla Costituzione. Tali istituzioni non sono altro che pesanti e lenti carrozzoni politici, sui quali si accomodano persone già a vario titolo impegnate (e retribuite) nella pubblica amministrazione. Sono enti inutili che spesso causano la sovrapposizione di competenze e la sparizione delle responsabilità. Non ci serve questa provincia, non ci servono le fantomatiche opportunità che offre, non ci servono quelle poltrone come merce di scambio fra le parti politiche. Risparmiamo quei soldi per opere migliori.

Coordinamento delle giovanili della Federazione della Sinistra (Pdci-Rc) - La nascita della Sesta Provincia avrebbe potuto rappresentare un opportunità per il nostro territorio. In realtà fino a questo momento, i cittadini della BAT non si sono accorti della differenza e della stessa presenza della nuova provincia, se non per le “faide” campanilistiche che hanno caratterizzato il prima, durante e dopo, l’istituzione e l’ insediamento del primo Consiglio provinciale. A nostro avviso, senza entrare nel merito della utilità o meno delle province in generale, la provincia è uno strumento che va utilizzato al meglio per le competenze che le spettano e che bisognerebbe pensare ai tre capoluoghi come ad un unico centro, facendo ricadere i benefici della separazione da Bari e Foggia su tutti i dieci comuni che formano la Bat.

Giovani Andria 3 – Ci auguriamo possa esserlo. Ad oggi la Bat non ha saputo indicare all’intero territorio provinciale un’orizzonte di crescita. Prima di tutto la neonata provincia si caratterizza come un campione rappresentativo del vizio comune a molte istituzioni amministrative: il doppio incarico. Il presidente della provincia è sindaco di Canosa di Puglia; il vicepresidente è sindaco di Andria; l’assessore provinciale è consigliere comunale, il consigliere provinciale è assessore comunale, etc. etc. Secondo, come possiamo avere fiducia in un ente i cui rappresentanti si attardano in lunghe diatribe campanilistiche che, ci pare, si ricompongono solo nel nome di accordi pre e post elettorali?

Giovane Italia – La provincia è un’opportunità strategica per il territorio del nord barese e un’occasione di sviluppo per la zona interessata, nonostante i limitati poteri conferiti dalla Costituzione a tali enti locali. Con la costituzione della sesta provincia, maggiore è certamente l’attenzione del governo nazionale a questo lembo di Puglia. Può inoltre crearsi un ponte con l’Unione Europea che sarà necessario per la rinascita di comparti a competenza comunitaria. La nostra città capoluogo richiede fortemente una riqualificazione degli edifici scolastici e un ammodernamento delle strade extra-urbane provinciali. Questi sono i segnali che la nostra istituzione dovrà rivolgere alla cittadinanza.

Giovani Democratici - I compiti di cui si occupa una provincia sono:la difesa del suolo, edilizia scolastica secondaria,tutela delle risorse idriche ed energetiche, trasporti e viabilità, smaltimento rifiuti; se l’istituzione del nuovo ente-provincia Bat deve servire ad assolvere tutte queste funzioni si potrebbe dire che la sua istituzione sarebbe elemento più che giusto e foriero per l’intera comunità, ma se si continua a discutere di sterili questioni allora saremmo indotti nel ritenere che essa rappresenti uno spreco di risorse pubbliche. Sino ad oggi risposte serie ed efficienti a favore del territorio sono state misere alquanto deludenti, almeno che qualcuno non ci dimostri il contrario. Le prospettive e le attese che possono nascere da tale ente sono tante: occupazione, sviluppo economico del territorio, migliore efficienza di vita, maggiore sicurezza, tutela e rivalutazione paesaggistica, ma sinora possiamo dire che di opportunità non c’è ne sono state, tranne per qualche consigliere.

Giovani Idv – Noi giovani dell’Idv di Andria riteniamo giusto che sia presente una sede distaccata dell’università degli studi di Bari (così come è già presente a Taranto). Riteniamo inoltre che si debbano accelerare i tempi per far si che la sesta provincia abbia tutte le competenze necessarie per divenire autonoma e non dipendere più dalla provincia di Bari e di Foggia, come ad esempio l’acquisizione dei finanziamenti derivanti da bandi europei.

Giovani Sinistra Ecologia e Libertà – L’opportunità che la Provincia può rappresentare per questo territorio e in questo momento storico può essere rinvenibile esclusivamente in un’azione sinergica tra il settore formazione professionale e i centri per l’impiego: la prossimità territoriale di questa istituzione può consentire un livello di conoscenza del mercato del lavoro e degli sbocchi occupazionali che ricalchino le caratteristiche e le esigenze del territorio. Altre opportunità non crediamo possano derivare da un’istituzione che tende più a creare divisioni tra i territori più che ad unire nel segno di un’appartenenza ad una comunità allargata.

L’Alternativa Giovane – L’opportunità di un ente non è data dalla sua esistenza in sé, ma da coloro che la governano più o meno efficacemente ed efficientemente usando al meglio le potenzialità territoriali, dopo averle studiate e comprese le peculiarità. Le politiche effettive devono riguardare: la diversificazione dell’offerta formativa secondaria (sul nostro territorio, con vocazione turistica, occorre investire in un istituto alberghiero e agrario di qualità, evitando il disagio pendolare, economico o scelte di ripiego dei nostri giovani); politiche attive del lavoro; una maggiore diversificazione degli indirizzi negli istituti tecnico-professionali, aderendo ai fabbisogni occupazionali locali; la tutela del paesaggio, promozione di consorzi di aziende settoriali.

© Il Domani Andriese - 2009

martedì 24 agosto 2010

Focus giovani del Domani Andriese – Mobilità: come renderla sostenibile? Segui il nostro intervento


Nota del direttore – Continua lo spazio dedicato alle sezioni giovanili dei partiti andriesi (quelli che siamo riusciti a censire). Ogni giorno, per dieci giorni, verrà pubblicato un articolo su un tema di attualità su cui abbiamo raccolto i vari interventi, nella speranza di alimentare il dibattito cittadino su tematiche di interesse generale. Oggi proseguiamo con il tema della mobilità sostenibile.

Andria Cinque Stelle - Tutto parte dal ripensamento della mobilità cittadina. C’è chi ha girato gli spot sulla mobilità a bordo di un’automobile, c’è chi pensa che cambiando i sensi di qualche arteria cittadina si possa far respirare meglio il centro. Noi diciamo la nostra: incentivazione all’utilizzo dei mezzi pubblici, acquistando e mettendo in funzione nuovi mezzi a bioetanolo ed energia elettrica, piano comunale per il bike-sharing, apertura e messa in sicurezza delle piste ciclabili che purtroppo ci mancano, soprattutto in centro e chiusura al traffico per i non residenti e per coloro i quali non hanno esercizi commerciali nella zona prevista.

Coordinamento delle giovanili della Federazione della Sinistra (Pdci-Rc) - La nostra città ha una delle percentuali di mezzi privati circolanti più alte d’ Europa, riteniamo necessario disincentivare l’ uso dei mezzi privati, a favore di quelli pubblici (ai quali i nostri concittadini sono poco adusi), incentivare la mobilità a due ruote (predisponendo parcheggi per biciclette in vari punti della città, in particolare in centro, ed ovviamente piste ciclabili). Anche per il tema della mobilità, sarebbe opportuno predisporre una campagna informativa e di sensibilizzazione della popolazione.

Giovani Andria 3 – Non sono molte le soluzioni possibili, soprattutto in una città in cui il numero delle auto acquistate nell’ultimo anno ha già superato quello delle nascite. Non è difficile parlare di piste ciclabili, di incentivare all’uso della bicicletta, di prevedere parcheggi di scambio e di bus navetta a metano o elettrici. Il problema oggi è dato dalle stesse strade, che andrebbero adeguate alle soluzioni sopraccitate. Inutile dire alla gente di usare la bici se poi le strade sono impraticabili e il solo risultato che si otterrebbe sarebbe un massacro di ciclisti!!! I progetti di project financing relativi a parcheggi non mancano: manca la volontà politica, che pensa a ancora a costruire palazzine.

Giovane Italia – Per risolvere l’annoso problema della mobilità cittadina sarebbe opportuno rifarsi al principio dell’uso efficiente del territorio e al rispetto dell’integrità dell’ambiente. Proponiamo in tal senso un incremento del trasporto pubblico, aumentando sistemi di mobilità intermodale; sosteniamo la promozione di forme di mobilità alternativa (ciclabile e pedonale ) ed eventuali iniziative di educazione stradale che informino il cittadino per un corretto utilizzo del mezzo privato.

Giovani Democratici - Il tormentone alla viabilità e del traffico potrebbe essere risolto dando più spazio allo studio e alla programmazione dei flussi veicolari,potenziando i mezzi di trasporto pubblico,anche attraverso dei costi bassi di tali servizi. Sarebbe necessario anche,una maggiore maturità dei cittadini, con l’utilizzo dei mezzi a motore solo se necessari:le distanze nella città possono essere coperte anche a piedi. Sarebbe opportuno realizzare:parcheggi di scambio,piste ciclabili, servizi di bike-sharing, aree a zona traffico limitata nel centro cittadino,rotatorie.

Giovani Idv – Tra noi giovani è in costante aumento una nuova e salutare moda:andare in bicicletta. Per tal motivo riteniamo indispensabile l’inserimento su gran parte delle zone andriesi di piste ciclabili più grandi e più sicure;inoltre bisognerebbe incentivare l’utilizzo di mezzi pubblici e creare più zone pedonali e zone verdi per garantire sicurezza e libertà di spostamento per le diverse fasce d’età; altro punto fondamentale sarebbe quello di rivedere completamente la viabilità andriese,soprattutto nelle aree più periferiche e lì dove si congestiona maggiormente il traffico e provvedere alla manutenzione periodica delle nostre strade.

Giovani Sinistra Ecologia e Libertà – Creazione di piste ciclabili nelle zone centrali della città con annessi sistemi di bike-sharing. Aumentare le zone a traffico limitato per disincentivare l’uso dell’automobile, dato che Andria è al 5° tra le città più inquinate della Puglia. Continuare sulla strada già intrapresa, per l’incentivazione dell’uso dei mezzi pubblici, di applicare una tariffazione tra le più basse d’Italia per quanto riguarda il ticket dei mezzi pubblici. Aumentare il numero delle corse, utilizzando vetture elettriche.

L’Alternativa Giovane – La cattiva qualità dell’aria nella nostra città è da attribuire per buona parte alla viabilità. Andria, pertanto, è in qualche modo “ostaggio” del suo stesso traffico (70mila autoveicoli e 15mila motocicli a fronte di una popolazione di circa 100mila abitanti): questo significa incrementare le emissioni in aria, con un consequenziale aumento del rischio salute. È inaccettabile che si utilizzi l’auto anche per i piccoli spostamenti. La mobilità, così strutturata, diviene disservizio con tutto ciò che da questo ne consegue. Manca è la “cultura del passeggio”, Servono: interventi immediati, magari ispirandosi a realtà consolidate: l’utilizzo della bicicletta (come mezzo privato o derivante da servizio di bike sharing), la realizzazione di Park & Ride e il potenziamento di isole pedonali.

© Il Domani Andriese - 2009