domenica 4 luglio 2010

L'opposizione chiede un Consiglio monotematico per discutere del cementificio sulla provincia Trani-Andria


In questi giorni il consiglio comunale di Trani ha approvato una variazione del Pug per consentire l’insediamento di un cementificio sulla strada provinciale Andria – Trani.
Considerato che lo stesso impianto avrà delle ricadute sulla salute, sull’ambiente, sull’economia della nostra Città, i gruppi consiliari di opposizione,su proposta del Coordinamento per Andria Città Sana(Giovanni Del Mastro, Antonio Carbone, Domenico Damiano Piscardi, Michele Lorusso e Dino Leonetti ) hanno presentato la seguente richiesta di convocazione di consiglio comunale monotematico per discutere della questione e cercare di trovare una soluzione per poter fermare la costruzione di questo ulteriore “ecomostro”.
Di seguito il testo della richiesta:

Al Sindaco della Città di Andria
Avv. Nicola Giorgino

Al Presidente del Consiglio Comunale
Dott. Nicola Marmo


Oggetto: Richiesta di convocazione del Consiglio Comunale monotematico con all’ordine del giorno la discussione della cementeria prevista sulla Andria - Trani

I sottoscritti consiglieri comunali

INCHINGOLO Savino, LONIGRO Leonardo,Sig. LISO Nunzio,MARCHIO ROSSI Lorenzo, RUGGIERO Domenico,VITANOSTRA Salvatore,VOLPE Angelo,CANNONE Francesco,VURCHIO Giovanni,COLASUONNO Pasquale,PORZIOTTA Stefano,BRUNO Francesco,BRUNO Giovanna,ADDARIO Giovanni.


VISTO

- l’art. 19 dello statuto comunale della Città di Andria;
- l’art.19 del regolamento per il funzionamento del consiglio comunale approvato con delibera del consiglio comunale n. 28/2001 e modificata con delibera del consiglio comunale n. 46/2003.

CONSIDERATO CHE

- nei giorni scorsi il Consiglio Comunale di Trani ha approvato una variazione del Pug trasformando un’area da zona agricola a zona industriale per permettere l’insediamento di una cementeria sulla strada provinciale n.1 Andria- Trani;
- la normativa vigente consente alle cementerie di bruciare rifiuti speciali pericolosi;
-dai camini di un cementificio vengano emesse polveri che si aerodisperdono per molti chilometri lontano dalla fonte emittente, in particolare le polveri ultrafini, quelle di dimensioni inferiori a 0,2 micron, che non vengono trattenute da nessun filtro e che di norma non vengono monitorate;
- L’EPA, -Environmental Protection Agency – United States, ha infatti stimato una “emissione di diossine pari a 0,29 nanogrammi di diossine equivalenti per kg di clinker prodotto nei cementifici che non utilizzano rifiuti come combustibili e di 24,34 nanogrammi/kg invece nei cementifici che usano rifiuti come combustibile, in altri termini la combustione di rifiuti emette da un cementificio 80 volte più diossine rispetto all’utilizzo dei combustibili fossili usuali;
- che dal 2003 al 2006 dalla cementeria di Barletta, per esempio, l’emissione di monossido di carbonio è in progressivo aumento, come risulta dalle valutazioni dell’ARPA. Il benzene, gli idrocarburi policiclici aromatici, le diossine sono tutte sostanze cancerogene;
- l’UE stabilisce che i prodotti agroalimentari (e i loro derivati) nel raggio di 15 Km da un inceneritore non possono avere il marchio Dop o Doc;
- un impianto industriale come una cementeria, che genera emissioni di inquinanti e perciò causa danni alla salute umana, genere delle esternalità. Talora l’impatto sui proprietari degli edifici o su quelli che subiscono danni alla loro salute, non viene preso in considerazione dal “generatore” di inquinante al momento di decidere in merito alle attività che causano il danno;
- esternalità vengono generate anche dall’impatto sull’inquinamento atmosferico dei mezzi del parco veicolare circolante che transiteranno sulla strada provinciale Trani-Andria dopo l’apertura della cementeria.(le emissioni pugliesi di polveri sottili originate dal trasporto stradale contribuiscono per circa il 16% del totale di emissioni di polveri sottili stagionali);
- mappe del territorio provinciale che riportano i parametri vento-selettivi di microinquinanti in aria-ambiente risulta che dai fumi della cementeria verrà investita sia la periferia di Trani che quella di Andria.

Per quanto VISTO e CONSIDERATO, in qualità di consiglieri comunali del Città di Andria ed in virtù delle disposizioni di legge,

CHIEDONO

che sia convocato urgentemente ed in seduta monotematica il Consiglio Comunale per discutere della problematica e avanzare una proposta di moratoria, alla Regione Puglia, alla Provincia Bat e alla Città di Trani sulla cementeria che sarà posta in essere sulla strada Provinciale Andria – Trani.


Andria,29 Giugno 2010


Firmato
Il gruppo consiliare di SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’
Il gruppo consiliare del PARTITO DEMOCRATICO
Il gruppo consiliare de l’ALTERNATIVA
Il gruppo consiliare de LA RISPOSTA per ANDRIA
Il gruppo consiliare di ANDRIA TRE
Il gruppo consiliare dell’ ITALIA DEI VALORI

martedì 29 giugno 2010

Per una visione critica dello sviluppo


Parafrasando Pasolini potremmo dire che un punto di vista di sinistra dovrebbe innanzitutto separare criticamente ed in modo motivato l’ equazione SVILUPPO=PROGRESSO. Se alla prima è intrinsecamente associata l’ idea di una ipertrofia della produzione e del consumo alla seconda andrebbe associata un’ idea di EVOLUZIONE SOCIALE dell’insieme delle condizioni di esistenza delle persone.

L’ assunzione di una concezione integralmente sviluppista da parte di forze che, per quanto gradualiste e riformiste, avevano nella loro tradizione culturale una visione progressista della teoria e dell’ azione politica, rappresenta una oggettiva accelerazione del loro abbandono del campo della sinistra.

Gli esiti probabilmente non brillanti della prossima scadenza elettorale non devono però fare velo all’ APERTURA di nuove opportunità che si determinano. La realtà delle cose può essere occultata, mistificata o rimossa dal piano della consapevolezza sociale, ma non per questo sparisce. La mancata percezione di essa non ne annulla l’ esistenza.

La difficoltà principale che un soggetto politico di sinistra ha oggi davanti è quella di ricostruire una più articolata, puntuale, aggiornata, CRITICA DELLO SVILUPPO, dei nuovi paradigmi sociali che le società capitalistiche hanno prodotto. Ho infatti la sensazione che la profondissima ACCELERAZIONE che essi hanno subito negli ultimi 20/30 anni, che tutti noi identifichiamo con il termine Globalizzazione, difettino di una analisi insieme teorica e concreta e soprattutto scientifica. L’ urgenza di dare risposte politiche alle contraddizioni nuove ha spesso impedito di cogliere i nessi tra esse e l’ impossibilità di fornirne di credibili proprio per la loro parzialità.

Voglio qui esemplificare questo discorso attraverso un tema, una questione, quella della scuola e della formazione delle nuove generazioni, ma ritengo che la sua validità sia generale. L’ idea che lo sviluppo della produzione di beni e servizi, l’ incremento della ricchezza prodotta, la trasformazione del lavoro, la crescita della produttività, dei prodotti interni, insomma tutto l’ armamentario sviluppista, portasse ad un PROGRESSO diffuso del sapere è profondamente in crisi.

Forse per la prima volta nella storia umana, lo sviluppo non si accompagna più con la necessità di diffusione del sapere.

Non mi soffermerò su quelli che ritengo essere i motivi strutturali di questa assoluta novità, di questa rottura storica del nesso, del legame, mi limiterò a delle constatazioni, peraltro molto evidenti a tutti ma dalle quali nessuno pare voler trarre le conseguenze. Nell’ arco di una sola generazione, nei trent’anni della mia semplice esperienza di insegnante, ho potuto progressivamente constatare quanto la formazione , professionale, tecnica, culturale delle nuove generazioni divenisse progressivamente sempre meno funzionale, direi superflua e sovrabbondante in relazione alla natura dello sviluppo sociale in ogni sua forma.

Occorre sempre meno sapere e saper fare diffuso per vivere, produrre, consumare. Le competenze alte, avanzate, certo esistono ed hanno una funzione strategica nel mercato globalizzato, ma tendono a restringersi progressivamente nel numero delle persone che ne sono portatrici oltre che potendosi dislocare in qualunque luogo del pianeta.

Vogliamo fare qualche esempio ? Tutti gli indicatori, non solo nazionali, sulle competenze di base acquisite nella scuola ma anche nelle università, ne segnalano un impoverimento costante e diffuso. Lo stupore se non lo scoramento accompagna la quotidianità del lavoro degli operatori scolastici ma anche delle famiglie nel constatare una progressiva perdita delle capacità di apprendere e ritenere, di sapere e saper fare, delle nuove generazioni.

Se ci sono elementi di verità nel far dipendere questi cambiamenti così diffusi e profondi, direi antropologici, nel rapporto con la conoscenza tra i ragazzi da i loro modelli di vita e di consumo, dalla tv o dai videogiochi e da quant’ altro, tuttavia non si può attribuire la pervasività dei processi soltanto a questi elementi. La verità è che sapere non serve ! Non serve per trovare una collocazione sociale ed economica sostanzialmente migliore, non serve per “godere” ed utilizzare l’ offerta di beni e servizi del mercato, tutto si acquista, si usa, si getta. Non è necessario comprendere, sapere, trasformare, inventare, aggiustare.

Un giovane ingegnere può guadagnare in azienda meno di un giornalaio, possiamo viaggiare guidati da un computer senza saper più leggere una cartina stradale. I saperi innovativi concentrati in poche persone e in pochi enti di ricerca avanzati possono produrre innovazioni nelle merci e nei servizi che spazzano via in un sol colpo conoscenze e competenze diffuse in precedenza tra milioni di persone. Un CAD ( Un programma di progettazione assistita dal calcolatore ) può incorporare e rendere disponibile sotto forma di prodotto direttamente utilizzabile, competenze elevatissime anche a chi non ne è più titolare.

La produttività del lavoro, l’ automazione industriale in ogni suo segmento è enormemente aumentata. Il lavoro umano, con le sue competenze, abilità e conoscenze perde progressivamente di peso. Sviluppo, produzione e ricchezza si separano progressivamente dal progresso, dall’ evoluzione e dall’ arricchimento delle conoscenze e delle capacità della stragrande maggioranza delle persone.

Avremo società sempre più povere culturalmente ma ammantate e mistificate dall’ uso e dall’ accesso a consumi solo apparentemente evoluti. Non è vero che ci vorrà più cultura e conoscenza del mondo per fare un qualunque mestiere. O forse crediamo che la aleatorietà, precarietà, temporaneità dei lavori offerti nelle nostre società ai nostri giovani sia solo il frutto di una congiura padronale piuttosto che di una strutturale trasformazione della funzione del lavoro umano ?

C’ è un grande stupore, a volte, nel constatare che il lavoro operaio e manuale non sia affatto scomparso ! Forse non si capisce che la trasformazione della materia è ancora un processo difficilmente automatizzabile, che è molto più semplice incorporare in una macchina la conoscenza necessaria alla previsione di un investimento o al progetto di un apparato piuttosto che al montaggio di un motore a scoppio. Ma l’ immaterialità dell’ economia capitalistica degli ultimi decenni, la quota di PIL delle produzioni immateriali ha infatti ormai superato quella delle produzioni agricole e industriali, produrrà sempre più questa condizione di impoverimento intellettuale di massa.

In questo scenario che il ventre sociale percepisce meglio delle nostre menti acculturate, per un giovane, che senso ha studiare, capire, sapere ? Anche noi, nella sinistra, tendiamo a rimuovere questo orizzonte sociale già presente e certamente futuro, ci ostiniamo a cercare motivi e motivazioni per combatterlo ma senza realmente riuscirci. Io credo che non ci riusciamo perché restiamo affezionati anche noi all’ idea, del resto valida nella storia che abbiamo alle spalle, che lo sviluppo, anche nella sua versione storicamente realizzatasi delle società capitalistiche, con tutte le contraddizioni e le disuguaglianze che produce a varie scale, si sia sempre trascinato il progresso civile e culturale delle società.

Che solo la distribuzione del potere, dei diritti, delle risorse fosse da correggere, più o meno radicalmente. E invece questo sviluppo si va via via dimostrando un fattore distruttivo non solo delle risorse e dell’equilibrio ambientale, della qualità della vita e del tempo delle persone, anche delle classi non subalterne, ma anche della ricchezza insita nella condizione umana: della curiosità di conoscere, del piacere di creare e inventare, del sapere trasformare ciò che ci circonda, del sapere produrre con la propria mente e con le proprie mani. Dell’ ideare e del realizzare.

La riduzione a merce di ogni aspetto del vivere, l’ atto dell’ acquisto e del consumo che sostituisce ogni relazione col mondo produce povertà e miseria. Gli esempi di questo vivere sono sotto i nostri occhi. Dovremo, prima o poi, trovare nuovi paradigmi nella critica allo stato di cose presenti o non ci resterà che la rassegnazione e la sconfitta.

Roberto Albertini – SEL Palermo

sabato 26 giugno 2010

Per la dignità del lavoro


Oggi, 25 giugno, ho preso parte a Napoli a uno dei tanti cortei organizzati dalla Cgil, in tutto il Paese, in occasione dello sciopero generale. Uno sciopero contro una politica economica che difende l’Italia dei Briatore anziché quella dei ceti popolari. Con una manovra che taglia le risorse alla sanità, ai servizi sociali, alla scuola, alla cultura, alle Regioni e agli Enti locali, elimina gli incentivi per l’uso delle energie rinnovabili senza sfiorare i grandi patrimoni o tassare le transazioni finanziarie.
Sono stato nel capoluogo campano perché a Pomigliano è in gioco una questione di democrazia. Anche un manager intelligente e planetario come Marchionne deve sapere che c’è un limite alle prerogative del sistema di impresa. Quel limite si chiama dignità dei lavoratori. Qualcuno pensa che si tratti di una strana questione sindacale, invece la partita che si è giocata a Pomigliano riguarda per intero l’idea di democrazia che c’è nel nostro Paese. Se la democrazia si ferma davanti ai cancelli di una fabbrica e se il diritto alla vita e alla salute valgono di meno, oltre i cancelli di quella fabbrica, vuol dire che si sta stracciando una storia, quella che per esempio riguarda l’articolo 1 della Costituzione. Una Repubblica democratica fondata sul lavoro: questa è l’Italia che qualcuno vorrebbe seppellire.



Nichi Vendola



http://www.nichivendola.it/sito/mcc/informazione/per-la-dignita-del-lavoro.html

lunedì 21 giugno 2010

Operai Fiat: il Popolo Viola dov’è?




L’indignazione, dalle nostre parti, è un mestiere dai tratti aristocratici. Ci si indigna per le libertà violate, per i bavagli all’informazione, per i puntigli e i principi: le piazze si riempiono di camicie viola e megafoni, i giornali dedicano dozzine di pagine a raccogliere i sentimenti di un intero popolo, si consultano opinionisti, padri della patria, oracoli, ci si incatena davanti ai cancelli della Rai o al portone perennemente chiuso di Palazzo Chigi.

Nulla di tutto questo è accaduto ai margini della vicenda di Pomigliano. Ovvero di fronte all’offensiva padronale della Fiat contro i diritti degli operai, diritti indisponibili perché affermati e tutelati dalla Costituzione, come il diritto riconosciuto a qualsiasi lavoratore di poter scioperare per difendere le proprie ragioni.

Quel diritto, nella proposta di contratto di Marchionne, si trasforma in un viatico al giusto licenziamento come non accadeva nemmeno nella Fiat di Valletta. Marchionne e questo governo chiedono che, in cambio di investimenti sullo stabilimento di Pomigliano, i lavoratori della Fiat rinuncino al contratto collettivo, alla mensa, a turni di lavoro meno massacranti. Dice la Fiat: se volete che la fabbrica non venga smontata e portata in Polonia, queste sono le condizioni di lavoro e di contratto, prendere o lasciare. Qualcuno ha preso, qualcun altro ha lasciato ritenendo (è la posizione della Fiom) che, se passa a Pomigliano, questo modello contrattuale fondato sulla rinunzia ai propri diritti diventerà il modello obbligato su cui impresa e lavoratori regoleranno i loro rapporti e i loro conti ovunque in futuro.

Perché il popolo viola tace? Perché su questa battaglia di principi e di diritti non si sono ascoltate le voci alte e indignate che abbiamo registrato sul bavaglio ai giornalisti? Perché i direttori dei grandi quotidiani italiani hanno derubricato questa faccenda a una contesa interna alla Cgil e non a uno scontro di civiltà tra un mercato che non vuole lacci e lacciuoli e la civiltà del lavoro che è anzitutto luogo di dignità? Non lo dico per furia ideologica ma perché penso al paese materiale. Dove la materialità sono anche i 750 euro di cassa integrazione che percepiscono gli operai di Pomigliano, i diciotto turni di lavoro pretesi dalla Fiat, la rinunzia alla refezione, la promessa di tornare a una valutazione dei rendimenti in fabbrica scandita dai cronometri e dalla minaccia di licenziamento nella più ottusa tradizione taylorista.

Marchionne dice che l’abrogazione de facto del contratto nazionale di lavoro e la violazione delle garanzie costituzionali sarà un’eccezione, un pedaggio richiesto se si vuole evitare la chiusura dello stabilimento. Ma cosa impedirà in futuro alla Fiat, a questo governo o alla confindustria di invocare lo stesso principio d’eccezionalità per altre fabbriche, per altri contratti di lavoro da violare? Cosa impedirà che la messa in vendita del diritto di sciopero diventi prassi pretesa e imposta in tutto il paese? Cosa impedirà che Pomigliano D’Arco rappresenti il principio di una fine? La fine dello stato di diritto, del sindacato, dello statuto dei lavoratori, della responsabilità sociale delle imprese prevista dalla Costituzione.

E soprattutto: chi lo impedirà? I senatori dell’opposizione democratica che, in un paese in cui l’informazione pubblica è asservita ai capricci di Berlusconi, si sono lamentati per il troppo spazio concesso dai Tg alla Fiom? Lo impedirà Veltroni che parla di «accordo inevitabile», di una «condizione obiettiva» in nome di una non meglio precisata «sfida di innovazione?». Adesso si chiama innovazione togliere la mensa agli operai? Ma se per chiedere un investimento all’azienda più beneficiata nella storia italiana da contributi pubblici diretti e indiretti bisogna derogare al contratto, ai diritti e ai principi costituzionali, che senso ha tenere in vita i sindacati? Trasformiamo la Cgil in una bocciofila e lo Statuto dei lavoratori in una preghierina da catechismo e non se ne parli più. Dice Veltroni, e dice il vero: 1.600 permessi per fare i rappresentanti di lista tra gli operai di Pomigliano alle ultime elezioni politiche. Omette di aggiungere che 1.200 richieste portavano la firma del suo partito, il Pd.

Eppure su tutto questo tacciono quasi tutti. Finché si tratta di mandare al rogo Berlusconi, todos caballeros: ma se c’è da spendere un pensiero preoccupato sulla Fiat, sui poteri forti del capitalismo italiano, il più decotto e assistito d’Europa, le parole si fanno caute, non una sciarpetta viola ad agitare le piazze, non un megafono a spiegare davanti al portone sprangato di palazzo Chigi che questione sociale e questione democratica sono entrambe sofferenze di un paese molto malato.

Claudio Fava

domenica 20 giugno 2010

Lettera aperta al Sindaco Giorgino: che uso viene fatto dell'auto blu e la spesa dei concerti di Fabi, Concato e Carboni


Il Coordinatore di Sinistra Ecologia e Libertà, Emanuele Sgarra rivolge alcune domande al Sindaco Nicola Giorgino


"Egregio Sindaco, la manovra finanziaria richiede tanti sacrifici, non sempre equamente distribuiti.-
Il Presidente del Consiglio Berlusconi ha comunque dichiarato battaglia agli sprechi nella Pubblica Amministrazione ed ai privilegi.

Noi di Sinistra Ecologia e Libertà abbiamo letto, nelle sue dichiarazioni programmatiche, della ferma intenzione di essere un rigoroso amministratore, soprattutto nelle politiche di bilancio.

Ora, per poterci tranquilizzare sul fatto che le volontà espresse siano serie e concrete, ci permettiamo rivolgerLe quattro semplici innocenti domande:
1)- Quale uso Lei fa della autovettura di rappresentanza (la cosiddetta “auto blu”) ed è vero che la stessa viene utilizzata per gli spostamenti dalla sua residenza tranese ?
2)- Quanti sono i componenti del suo staff e quali compensi essi percepiscono ?
3)- Quale sarà la spesa sostenuta dal Comune di Andria per i tre concerti programmati di Nicolò Fabi, Fabio Concato e Luca Carboni ?
4)- Sappiamo che la società che gestisce la raccolta dei rifiuti solidi urbani, per conto del Comune di Andria, procederà, a breve, a nuove assunzioni: ha fornito Lei criteri di selezione del personale, affinché venga garantita la pari condizione degli aspiranti lavoratori e l’equità sociale, senza favoritismi di sorta, che inevitabilmente causerebbero disservizi a spese dei cittadini ?

Siamo convinti che Lei non si esimerà dal fornirci cortese risposta, sicché finalmente sapremo che veramente “la nostra città è in buone mani”, come Lei non manca mai di affermare.
Voglia gradire i nostri cordiali saluti".

Il Coordinatore di Sinistra Ecologia e Libertà, Emanuele Sgarra


http://andrialive.it/news/news.aspx?idnews=14647

sabato 19 giugno 2010

Fiat, lettera degli operai di Tychy a quelli di Pomigliano


La lettera di un gruppo di lavoratori della fabbrica di Tychy, in Polonia, ai colleghi di Pomigliano che stanno per votare se accettare o meno le condizioni della FIAT per riportare la produzione della Panda in Italia.
(Questa lettera è stata scritta il 13 giugno, alla vigilia del referendum a Pomigliano d’Arco in cui i lavoratori sono chiamati a esprimersi sulle loro condizioni di lavoro. La FIAT ha accettato di investire su questa fabbrica per la produzione della Panda che al momento viene prodotta a Tychy in
Polonia. I padroni chiedono ai lavoratori di lavorare di sabato, di fare tre turni al giorno invece di due e di tagliare le ferie. Tre sindacati su quattro hanno accettato queste condizioni, la FIOM resiste)

“La FIAT gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli alti. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d’Europa e non sono ammesse rimostranze all’amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend)

A un certo punto verso la fine dell’anno scorso è iniziata a girare la voce che la FIAT aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore. Fiat Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L’anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione.

Loro pensano che la gente non lotterà per la paura di perdere il lavoro. Ma noi siamo davvero arrabbiati. Il terzo “Giorno di Protesta” dei lavoratori di Tychy in programma per il 17 giugno non sarà educato come l’anno scorso.
Che cosa abbiamo ormai da perdere?

Adesso stanno chiedendo ai lavoratori italiani di accettare condizioni peggiori, come fanno ogni volta. A chi lavora per loro fanno capire che se non accettano di lavorare come schiavi qualcun altro è disposto a farlo al posto loro. Danno per scontate le schiene spezzate dei nostri colleghi italiani, proprio come facevano con le nostre.

In questi giorni noi abbiamo sperato che i sindacati in Italia lottassero. Non per mantenere noi il nostro lavoro a Tychy, ma per mostrare alla FIAT che ci sono lavoratori disposti a resistere alle loro condizioni. I nostri sindacati, i nostri lavoratori, sono stati deboli. Avevamo la sensazione di non essere in condizione di lottare, di essere troppo poveri. Abbiamo implorato per ogni posto di lavoro. Abbiamo lasciato soli i lavoratori italiani prendendoci i loro posti di lavoro, e adesso ci troviamo nella loro stessa situazione.

E’ chiaro però che tutto questo non può durare a lungo. Non possiamo continuare a contenderci tra di noi i posti di lavoro. Dobbiamo unirci e lottare per i nostri interessi internazionalmente.

Per noi non c’è altro da fare a Tychy che smettere di inginocchiarci e iniziare a combattere. Noi chiediamo ai nostri colleghi di resistere e sabotare l’azienda che ci ha dissanguati per anni e ora ci sputa addosso.

Lavoratori, è ora di cambiare”.

http://www.sinistraeliberta.eu/vetrina/fiat-lettera-degli-operai-di-tychy-a-quelli-di-pomigliano

Un numero telefonico in aiuto delle donne


Questo il numero attivo da domani di “Salute e Libertà”. Un numero telefonico per denunciare gli abusi i disservizi,le lacune e gli arbitri di chi non rispetta la decisione delle donne in materia di procreazione, salute e sessualità. Legge 194, RU486, pillola del giorno dopo, funzionamento dei consultori, la musica deve cambiare. La destra che ci governa, per ragioni ideologiche, ancora una volta punisce le donne. La vicenda della pillola RU486 è emblematica. Dopo aver frapposto ogni genere di ostacolo alla messa a disposizione delle donne e dei medici di un farmaco che può rendere meno cruenta l’interruzione di gravidanza la destra di Berlusconi e Bossi ha reso obbligatorio il ricovero di tre giorni. Molte regioni a partire da Piemonte, Veneto e Lombardia si sono accodate. SEL vuole contribuire ad alzare il velo su questa “cattiveria” fatta alle donne. E richiamare l’attenzione sull’ulteriore lesione alla salute e alla libertà delle donne.


http://www.sinistraeliberta.eu/comunicati-stampa/gloria-buffo-sanita-un-numero-telefonico-in-aiuto-delle-donne